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09-10-2017 | Primo piano

CNA Benessere e Sanità: crescono le imprese, calano i clienti

CNA Benessere e Sanità: crescono le imprese, calano i clienti

Perché in una situazione di leggera ripresa, ad un aumento del numero di aziende non corrisponde un incremento nel numero dei clienti?

CNA Benessere e Sanità, l’Unione di mestiere che rappresenta e tutela le aziende artigiane, piccole e medie imprese ed attività libero professionali che offrono servizi alla persona, rileva una situazione, a prima vista, paradossale, nel comparto dell’acconciatura e dell’estetica. In una situazione di leggera ripresa, ad un aumento del numero di aziende non corrisponde però un incremento nel numero dei clienti.

Un esame più attento, però, offre una spiegazione logica: nel settore, nonostante le molteplici campagne realizzate, perdura il fenomeno dell’abusivismo e della concorrenza sleale.
Se da un lato, infatti, il mercato leggermente in ripresa induce a nuove iscrizioni, dall’altro non si registra un aumento della clientela che preferisce rivolgersi, per ragioni prioritariamente di costo, a personale non abilitato ad esercitare.

“Il settore del benessere – sottolinea Morena Valbonetti, portavoce del comparto acconciatura ed estetica di CNA Forlì-Cesena – ha reagito sicuramente meglio di altri ad un decennio di crisi. Tuttavia, l’aumento del 4% delle imprese, deve essere considerato in un contesto di mercato che evidenzia un forte calo dei clienti: per fare un esempio, nei saloni di acconciatura si è passati da una frequenza di nove servizi/anno a circa quattro/cinque. In pratica, è aumentata l’offerta ma non è cresciuta la domanda, almeno quella regolare intercettata dalle imprese in regola”.

Questo specifico fenomeno legato al comparto acconciatura ed estetica è, pur se in misura meno significativa, presente anche in altre attività, come la medicina fisica e riabilitativa e la distribuzione di prodotti di consumo.

“Siamo convinti – sostiene Massimo Castellucci, presidente dell’Unione Benessere e Sanità di CNA Forlì-Cesena – che occorra proseguire con iniziative di diffusione della cultura della legalità e della normalizzazione del mercato, anche perché quando si parla di sanità, dobbiamo rendere evidenti i rischi che si corrono nell’indirizzarsi verso figure professionalmente non qualificate e, perlomeno, discutibili sotto il profilo etico”.