Si è svolta questa mattina, in video conferenza, l’audizione di CNA Professioni di fronte ai componenti della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, in materia di equo compenso in relazione alle proposte di legge C. 301 Meloni, C. 1979 Mandelli, C. 2192 Morrone e C. 3058 Di Sarno.

Per CNA Professioni le proposte di legge offrono un contributo rilevante in materia di equo compenso, individuando numerosi problemi e carenze della normativa vigente. “Tuttavia – ha affermato il presidente di CNA Professioni, Fabio Massimo, intervenendo all’audizione – non tengono conto di tutte le categorie professionali, come era stato individuato dall’articolo 19 del decreto legge 148 del 2017, ma sono orientate alle sole attività ordinistiche, ed in particolare alle professioni forensi. È necessario, quindi, estenderne l’ambito di applicazione anche alle professioni non organizzate in ordini o collegi”.

Una volta esteso l’ambito della norma, per CNA Professioni sarà necessario definire parametri di riferimento per la valutazione dell’equità del compenso per le diverse realtà professionali non ordinistiche, che al momento non esistono.

A tal proposito CNA Professioni chiede l’attivazione di un tavolo di lavoro tra istituzioni e parti sociali per individuare criteri oggettivi che possano offrire ancoraggi alla commisurazione dell’equo compenso.

“Quanto ai parametri da definire – prosegue il presidente di CNA Professioni – dovranno essere valorizzate la professionalità e le competenze del professionista, prendendo in considerazione anche le caratteristiche della prestazione stessa”.

La mancanza della definizione dell’equo compenso, si legge nel documento presentato in audizione, incide anche nei rapporti con la pubblica amministrazione, oltre che quelli con grandi imprese, banche e assicurazioni. In questi casi, infatti, si registrano spesso forme di “abuso di posizione dominante” nei confronti dei professionisti.

“Condividiamo – ha concluso infine Massimo – la proposta di istituire un Osservatorio nazionale sull’equo compenso che comprenda tutte le professioni, non solo quelle ordinistiche. Ciò al fine di avere una visione concreta sulla normativa nazionale e regionale”.

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