Essendo da solo, per anni ho fatto le riparazioni di notte mentre di giorno lavoravo in sartoria. E’ stata dura, ma se oggi avessi la possibilità di tornare indietro, ricomincerei tutto daccapo. Su una cosa non ho alcun dubbio: finché avrò la possibilità di usare le mani continuerò quella che è stata la passione più grande della mia vita.

A parlare è Augusto De Gregorio, da mezzo secolo il sarto dei forlivesi. Sono passati cinquant’anni, infatti, da quando il 12 gennaio 1971 inaugurò la sua attività nella bottega di via Solombrini, dove ha realizzato abiti su misura fino al 1990, anno in cui si trasferì nell’attuale sede di viale Giacomo Matteotti.

Ricordo benissimo l’emozione che provai il primo giorno aprendo la porta della mia bottega. Ero al settimo cielo: finalmente non avevo nessuno che mi comandasse e potevo esprimermi come volevo, anche se non potevo ancora contare sull’esperienza che poi ho maturato nel corso degli anni”. In realtà De Gregorio non era affatto digiuno dell’arte della sartoria, avendo coltivato fin da piccolo, quando ancora viveva in provincia di Avellino, una fortissima vocazione scoperta ai tempi delle scuole elementari. “Quando avevo appena dieci anni – racconta – al mattino andavo a lezione e al pomeriggio facevo il bambino di bottega in una sartoria vicino a casa. Mia madre mi avrebbe voluto muratore, ma io ero affascinato dai tessuti e dagli abiti, così ho sopportato le sue sgridate e ho tenuto duro. Lavoravo tutti i giorni e quando alla fine della settimana andavo a consegnare i vestiti riuscivo a racimolare 50 o 100 lire. Poi, a sedici anni e mezzo, mi sono trasferito a Forlì, la patria che mi ha dato tutto”

L’inizio dell’attività in proprio, a 23 anni ancora da compiere, è ricordata con grande trasporto da quello che oggi è uno degli ultimi veri artigiani della sartoria a Forlì. “L’esperienza più emozionante di quegli anni – ricorda De Gregorio – fu nel 1973 la prima sfilata di moda a cui partecipai. Era organizzata a Castrocaro dalla CNA, con cui ho condiviso tutto il mio percorso di artigiano. Da quel momento in avanti non me ne sono persa una. All’epoca lavoravo soprattutto con i giovani, facendo anche abiti un po’ stravaganti. Con il passare degli anni ho migliorato continuamente la mia professionalità, arrivando a produrre con i migliori tessuti italiani capi fini e ricercati, molto apprezzati dai miei clienti. Fortunatamente continuo ancora oggi ad avere una buona fetta di clienti giovani, sono loro che mi danno la spinta a fare sempre meglio e a confrontarmi con alcuni abiti più all’avanguardia che vanno oltre ai tagli classici”.

Eppure nessun giovane oggi sembra attirato dalle sirene della sartoria.

“E questo è un vero peccato – commenta De Gregorio – perché è uno di quei lavori artigianali che rischia di andare perduto. Ho un nipote di sedici anni a cui ho proposto di venire a lavorare da me, ma anche lui ha altri progetti. Questo è un mestiere che richiede una buona dose di impegno, pazienza e buona volontà perché si basa su una capacità manuale e altre doti che si affinano solo con il tempo. Non c’è niente di facile: poiché non siamo tutti belli, con la vita fine e le spalle larghe, per fare abiti su misura occorre concentrarsi e lavorare sui piccoli dettagli, fare più prove e aggiustamenti. Bisogna investire su se stessi. Per questo, anche se sogno che un giorno bussi alla mia porta un giovane seriamente desideroso di apprendere il mestiere, con il tempo questa speranza si è un po’ affievolita”.

Costretto nel 2020 a uno stop forzato di quaranta giorni a causa del lockdown – “durante il quale chiuso in casa sono stato malissimo perché non potevo andare a lavorare” sottolinea – De Gregorio non aveva progettato festeggiamenti particolari per i cinquant’anni di attività, ma in famiglia c’è chi non ha voluto far passare sotto traccia questo prestigioso anniversario. “Mia figlia Sabrina mi ha appena detto di aver invitato il Sindaco a visitare la mia bottega, lo aspetto per mercoledì prossimo. Una sorpresa che mi ha fatto davvero piacere, perché completamente inaspettata”.

Se nelle occasioni importanti è d’obbligo indossare il vestito migliore, cosa sceglierà il sarto dal proprio armadio?

Può far sorridere, ma in questi anni per via del tanto lavoro non sono mai riuscito a farmi un vestito nuovo. Ho ancora da parte uno smoking che realizzai per una sfilata tanti anni fa, l’ho lasciato nella sua custodia per conservarlo al meglio. Ha un taglio giovanile, le punte a lancia, è di quelli che vanno adesso. Mi sono ripetuto più volte che prima o poi l’avrei sistemato per me. Forse è arrivato il momento di farlo.