Welfare, previdenza, equo compenso, tutela dei pagamenti e detassazione delle spese per formazione professionale: sono alcuni dei punti presentati oggi agli Stati Generali da CNA Professioni. Un esercito che conta quasi 800mila unità: sono tanti i professionisti non organizzati in albi e collegi che CNA rappresenta.

All’incontro erano presenti per il Governo: il premier Giuseppe Conte, il ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli e la ministra del lavoro e delle politiche sociali Nunzia Catalfo. Per CNA Cristiana Alderighi, coordinatrice CNA Professioni e Roberto Angelini dell’Ufficio relazioni istituzionali CNA.

I professionisti, una realtà ancora poco conosciuta e per questo penalizzata

Se analizziamo le dinamiche evolutive del mercato del lavoro, ci accorgiamo di come la componente rappresentata dai lavoratori autonomi e dai professionisti svolga un ruolo sempre più importante, soprattutto nel nostro Paese, andando a rispondere ai nuovi bisogni ed esigenze evolutive sia della società e delle famiglie, sia delle imprese.

L’aumento delle libere professioni è parte dell’inarrestabile processo di terziarizzazione dell’economia che non è venuto meno anche nell’ultimo decennio, indipendentemente dalle fasi del ciclo economico tanto che l’unico settore del lavoro indipendente che dal 2009 è cresciuto è quello dei liberi professionisti: e tra questi, in particolar modo le attività professionali non regolamentate, ovvero non soggette ad una regolamentazione pubblicistica, ma presenti sul mercato del lavoro.

Un fenomeno largamente attestato in tutta Europa e particolarmente significativo in Italia, dove questi professionisti sono riferibili all’ambito della Legge 4 del 13 gennaio 2013.

Una realtà importante, eppure spesso penalizzata in modo ingiustificato. Come è avvenuto anche con alcuni provvedimenti adottati in relazione all’emergenza epidemiologica. E che, di fronte alle nuove sfide del mercato che si aprono con il dopo-emergenza, chiede le giuste risposte. Infatti, nonostante vi sia una legge che definisce chiaramente le caratteristiche e l’ambito delle professioni non organizzate in albi e collegi dal gennaio 2013, appunto la Legge 4, questo mondo è ancora poco conosciuto. Ne è la dimostrazione il fatto che lo stesso legislatore, in più occasioni, pur con la palese intenzione di voler coinvolgere questi professionisti in vari provvedimenti, di fatto, facendo ricorso ad una “definizione” non adeguata del settore, li ha esclusi (es. fondo mutui prima casa, art.54 DL Cura Italia: non iscritti ad associazioni professionali presenti negli elenchi MISE; fondo di garanzia PMI)

Guardando con lungimiranza alle condizioni di questo settore, sarà importantissimo che la politica sappia sempre mettere al centro le sue capacità di ascolto per non vanificare gli ultimi passi avanti fatti in termini di interventi e sostegni.

L’osservatorio CNA sui professionisti l’analisi e le proposte CNA sul tavolo del governo

Dal 2015 CNA Professioni produce annualmente un osservatorio sulle professioni della legge 4/2013, le cosiddette professioni non ordinistiche, che coinvolge 39 professioni diverse, rientranti in tre macro-settori di servizi: per il benessere, per le persone, per le imprese, con lo scopo di facilitare la lettura e la comprensione di questa variegata realtà in continua evoluzione. Da qui un punto di partenza importante portato all’attenzione del Governo.

Dall’analisi emerge la descrizione di una realtà che ha visto una forte crescita nell’ultimo decennio in considerazione della capacità del lavoro autonomo e professionale di rispondere ai nuovi bisogni della società, delle famiglie e delle imprese. E che può vantare punti di forza importanti, come la flessibilità, la velocità di risposta ai bisogni e l’alta specializzazione. Racchiude professionalità eterogenee e altamente qualificate, che operano in una vasta gamma di settori economici e investono grandi risorse in formazione; coinvolge sempre più giovani e tra essi cresce la componente femminile. Eppure la loro protezione sociale è percepita essere molto debole. E questo perché i professionisti non iscritti a albi e collegi, che CNA rappresenta, non godono di ammortizzatori sociali e hanno scarsi strumenti di welfare e conciliazione. Altra caratteristica è la fragilità sia organizzativa che economica.

Le caratteristiche peculiari di questo settore del mercato del lavoro evidenziano sia il loro ruolo strategico per la ripartenza della nostra economia, sia le loro fragilità e quindi le necessità impellenti di intervento.

Possiamo infatti dire che questi lavoratori autonomi, le Partite IVA, sono sicuramente tra le attività economiche più fragili, più esposte ai rischi di mercato, e quindi più colpite dagli effetti economici determinati dall’emergenza Coronavirus.

Anche se negli ultimi due anni la tutela dei professionisti non ordinistici ha compiuto molti passi in avanti, rimangono ancora irrisolti alcuni punti fondamentali nella costruzione di un moderno sistema di diritti e di tutele!

La condizione di lavoratore autonomo e di professionista comporta ancora oggi minori tutele sul piano del welfare, del sostegno al reddito, degli ammortizzatori, delle politiche attive, della conciliazione e, in generale, nel sistema dei diritti sociali.

Come CNA Professioni abbiamo formulato una serie di proposte che vanno ad integrare, con le necessità specifiche del settore, il documento già presentato dalla Confederazione al Governo.

L’incontro è stata anche l’occasione per affrontare il tema del welfare e della questione femminile, soprattutto dopo l’esperienza Covid, e fare una prima riflessione sui temi del “family act. A tal proposito riteniamo che questo progetto di legge delega, pur con un’intenzione ammirevole di voler affrontare le diverse difficoltà da vari punti di vista, impostando concettualmente nella famiglia la necessità di politiche di welfare efficaci (cosa che apprezziamo), affronta però il tema prevalentemente nell’ottica di famiglie composte da lavoratori dipendenti e con figli piccoli.

Rimangono escluse grandi platee di lavoratori e problematiche importanti!

Manca infatti purtroppo ogni riferimento alle necessità di famiglie composte da lavoratori autonomi e imprenditori, e mancano proposte legate all’assistenza e alla cura dei malati e delle persone anziane (c’è solo il riferimento ai figli con disabilità o malattia); resta quindi un “vuoto” da colmare, soprattutto considerando le principali cause di chiusura attività della componente femminile (che risiedono principalmente nelle difficoltà di conciliazione) e il contesto di crescente “invecchiamento della popolazione” in atto nel nostro paese.

Più volte come CNA abbiamo sottolineato la necessità  di individuare sedi e momenti di confronto permanenti tra le istituzioni e le principali associazioni di rappresentanza dei professionisti, anche per monitorare l’attuazione e l’efficacia dei provvedimenti adottati, ed anche in questa sede lo abbiamo ribadito. L’articolo 17 della legge 81/2017 prevedeva l’istituzione di un tavolo tecnico di confronto permanente sul lavoro autonomo presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali  che non è stato ancora oggi attivato. Abbiamo colto l’occasione per sollecitare la ministra Catalfo ed il governo per la sua apertura. Sarà uno strumento di lavoro importante per formulare proposte ed indirizzi operativi in materia di politiche del lavoro autonomo, con particolare riferimento ai modelli previdenziali e di welfare, alla formazione professionale, alla qualificazione delle competenze alla individuazione dei paramenti per l’equo compenso. Come CNA Professioni siamo già pronti a dare il nostro massimo impegno e contributo.

Scarica il documento: Progettiamo il Rilancio