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23-01-2018 | Primo piano

CNA Pensionati: il diritto di vivere senza paura!

CNA Pensionati: il diritto di vivere senza paura!

Contro il dilagare dei “moderni predoni” e della vigliaccheria, che contraddistingue ogni forma di abuso e violenza, servono più attenzione e controllo

Secondo l’Istat, negli ultimi 10 anni le truffe in Italia sono aumentate in maniera esponenziale con una incidenza, tra i reati denunciati, che passa dal 2% a quasi il 9%; le vittime, purtroppo, nel 70% dei casi sono persone anziane, maggiormente vulnerabili ai raggiri per via dell’età e, spesso, della solitudine.

Qualche tempo fa il Censis ha analizzato le paure delle persone anziane e tra queste, ai primi posti, si colloca il timore di essere vittime di reati e di violenza fisica.

Occorre dire che è una paura motivata, in quanto circa il 20% dei soggetti interpellati in occasione dell’indagine aveva subito un reato nei precedenti due anni.

“Negli ultimi giorni – afferma Alvaro Attiani, presidente di CNA Pensionati Forlì-Cesena – anche nel nostro territorio si sono verificati episodi di violenza nei confronti di persone anziane, con il fine di rapinarle e che hanno avuto anche conseguenze dal punto di vista fisico. A ciò bisogna aggiungere truffe e raggiri, ormai quotidiani. Oltre ad insicurezza e giustificato timore per la propria incolumità, questo stato di cose mina anche la volontà di partecipazione alla vita sociale e induce a chiudersi in sé e a rifiutare contatti esterni”.

Aggredire o raggirare gli anziani è quanto di più esecrabile possa accadere in una società che si reputa all’avanguardia del mondo civile e della coesione sociale.

“Chiediamo – sostiene Attiani – il più alto controllo possibile del territorio, con occhio specifico alle persone anziane e ai luoghi di comune frequentazione, utilizzando tutte le tecnologie e i sistemi di prevenzione, ivi compresa una capillare informazione finalizzata a individuare possibili forme di comportamenti fraudolenti. Non dobbiamo confondere la repressione di fenomeni delinquenziali, come forma di intolleranza e di razzismo ma considerarla come diritto di convivenza civile, di rispetto delle regole e di tutela della parte più debole della popolazione”.